L’Italia affronta una crisi demografica senza precedenti ed entro il 2050, quasi la metà della popolazione avrà superato i 60 anni, con un carico crescente di patologie croniche.
Il sistema sanitario, ancora organizzato intorno all’ospedale, fatica a rispondere a causa anche delle lunghe liste d’attesa, della carenza di specialisti e della crescente mobilità dei pazienti verso il Nord Italia, che ampliano il divario nell’accesso alle cure.
Il tema è oggi particolarmente urgente. Il PNRR ha destinato 18,5 miliardi di euro alla sanità territoriale e la Piattaforma Nazionale di Telemedicina è già operativa, nonostante un’adozione ancora disomogenea. Il modello hub-and-spoke offre una risposta concreta allo scenario, come dimostra anche un caso applicativo reale condotto in cinque distretti del Salento.
Contesto di mercato
L’Italia invecchia più rapidamente di quasi ogni altro Paese sviluppato, la fertilità è scesa a 1,4 figli per donna e l’aspettativa di vita è salita a 78,8 anni, spingendo costantemente verso l’alto l’età media della popolazione [1, 2]. Questo invecchiamento comporta un carico crescente di patologie croniche, presenti nel 41,5% degli italiani e nell’85,7% degli over 74 [3]. La domanda si scontra con un sistema ancora centrato sull’ospedale, ulteriormente frammentato da decenni di autonomia regionale [4]. La pandemia ha esposto queste debolezze e ha innescato l’investimento di 18,5 miliardi di euro del PNRR nella sanità territoriale [5], spingendo l’Italia verso un modello di assistenza territoriale, con la telemedicina come uno dei suoi principali motori.
Solo il 78,7% delle prime visite e l’84,7% degli esami diagnostici avvengono entro i tempi garantiti, con forti disparità regionali [6]. Una carenza parallela di personale aggrava la situazione e gli infermieri si riducono al ritmo di 30.000-33.000 all’anno, contro appena 10.000 nuovi laureati [7]. La capacità ospedaliera si è ridotta di conseguenza, con un calo del 7% del numero di ospedali e oltre 10.000 posti letto in meno tra il 2013 e il 2023 [8, 9].
Quattro milioni di persone rinunciano oggi del tutto alle cure a causa delle lunghe attese [10]. Impossibilitati ad accedere a cure adeguate sul territorio, i pazienti si spostano sempre più spesso dal sud verso il nord Italia per curarsi, trasferendo oltre 5 miliardi di euro all’anno e aggravando la disuguaglianza regionale [11].
Driver del cambiamento
L’invecchiamento della popolazione, la carenza di personale e le liste d’attesa in crescita si rafforzano a vicenda, e la pressione sul sistema sanitario italiano si intensifica di anno in anno. Il PNRR risponde con un investimento significativo per invertire questa traiettoria, sostenendo case e ospedali di comunità, assistenza domiciliare potenziata, centrali operative per l’assistenza a distanza e apparecchiature diagnostiche aggiornate [5]
Soluzioni attualmente utilizzate
L’accesso alle cure specialistiche in Italia avviene attraverso il sistema nazionale CUP, che attribuisce a ogni richiesta una classe di priorità in base all’urgenza clinica [12]. Il sistema è strutturato, ma lento: ogni visita, compresi i controlli di routine, richiede una nuova prenotazione e un appuntamento in presenza. Questo ha spinto sia i pazienti sia i medici verso alternative più rapide e informali. Tre medici di base su quattro utilizzano oggi app di messaggistica istantanea per le ricette, le richieste dei pazienti, il monitoraggio e i controlli, e le indicazioni cliniche [13]. I canali informali, tuttavia, non offrono alcun triage clinico, non vengono registrati nella cartella clinica ufficiale del paziente e sollevano preoccupazioni sulla protezione dei dati che il GDPD ha esplicitamente segnalato per app come WhatsApp [14].
Opportunità di innovazione
Un’alternativa strutturata esiste già nel modo stesso in cui l’assistenza può essere organizzata. Il modello hub-and-spoke, mutuato dalla logistica, concentra le competenze specialistiche in un hub centrale, mentre i siti spoke restano vicini al paziente, collegati tramite tecnologia anziché tramite la vicinanza fisica [15].
Questo è di rilievo soprattutto per i pazienti per cui è più complesso effettuare degli spostamenti e il vantaggio si estende in due direzioni. Una direzione è sul piano economico: meno visite in presenza alleggeriscono il peso sulle finanze ospedaliere, mentre gli specialisti dedicano meno tempo agli spostamenti e più tempo alla cura. L’Italia sta costruendo questa architettura su scala nazionale attraverso la PNT [15, 16], sebbene l’adozione resti parziale, con solo il 23% delle strutture che utilizzano una piattaforma unificata [17].
Come può contribuire Predict
Optip è una piattaforma di telemedicina che collega in tempo reale uno specialista presso l’hub a un paziente o a un operatore locale presso un sito spoke. È stata progettata per abilitare un modello hub-and-spoke nell’ambito sanitario.
Grazie a un insieme di dispositivi connessi, un medico o un infermiere locale può acquisire e trasmettere dati clinici, come immagini, parametri vitali e video in diretta, a uno specialista altrove, che osserva, interpreta e guida la visita in tempo reale. In pratica, un paziente può recarsi dal medico, presso un sito spoke, senza che lo specialista debba essere fisicamente presente nella stanza: il medico locale coinvolge uno specialista dell’hub nella stessa visita, sia per una valutazione iniziale sia per un follow-up già in corso, senza che il paziente debba spostarsi ulteriormente.
Dal funzionamento stesso della piattaforma emerge che è stata pensata proprio per sostenere questo modello, rendendo già possibile un’implementazione su scala nazionale.
La piattaforma consente, attraverso appositi dispositivi, la trasmissione in tempo reale allo specialista operante presso l’hub, del flusso audio-video relativo alla visita in corso. La comunicazione avviene in modalità bidirezionale, consentendo allo specialista dell’hub di interagire direttamente con il personale sanitario presente presso lo spoke e di partecipare attivamente alla visita tramite un collegamento audio-video sincrono.
Il contributo di Optip non si limita solo a questo ma va oltre. Quando un dispositivo diagnostico dispone di un’uscita video, il relativo flusso può essere condiviso insieme alla consulenza, offrendo allo specialista da remoto un quadro clinico completo, utile sia per la diagnosi sia per il follow-up.
Disporre del flusso video di un ecografo, di un monitor multiparametrico, ecc., consente di valutare con maggiore accuratezza la condizione del paziente e di guidare al meglio lo specialista a contatto con il paziente.
Benefici attesi
Il telemonitoraggio consente di adeguare i piani terapeutici sulla base di dati reali e in tempo reale, anziché su un’istantanea ottenuta durante una visita programmata. Tra gli specialisti che già utilizzano il telemonitoraggio, il 67% riferisce che esso aiuta a personalizzare i piani terapeutici, mentre il 65% afferma che consente di individuare precocemente un peggioramento clinico [16]. Applicato tramite Optip, questo stesso flusso continuo di dati potrebbe favorire un intervento precoce per i pazienti cronici, proprio quel gruppo le cui esigenze assistenziali, descritte in precedenza, sono meno soddisfatte dalle visite episodiche a cadenza programmata.
Una piattaforma strutturata consolida ciò che oggi avviene in canali scollegati in un unico flusso di lavoro tracciabile. Nello specifico, per una rete hub-and-spoke, questo significa anche che le risorse specialistiche presenti nell’hub possono essere distribuite su un numero maggiore di sedi satellite, senza un aumento proporzionale dei costi di spostamento o di gestione degli appuntamenti.
La riduzione degli spostamenti dei pazienti comporta anche un beneficio economico, seppur modesto ma reale, a livello familiare, oltre ai più ampi costi a carico del paziente.
Per i pazienti, i risultati dell’uso attuale della telemedicina sono fortemente positivi perché:
- l’82% apprezza la possibilità di evitare spostamenti non necessari;
- il 75% apprezza l’accesso più rapido ai propri dati sanitari.
Per i medici, le piattaforme strutturate riducono l’onere di gestire i contatti con i pazienti tramite app di messaggistica istantanea o soluzioni informatiche di terze parti, preservando la stessa facilità d’uso in un contesto professionale e proteggendo al contempo i dati dei pazienti e la loro anamnesi.
È ragionevole ritenere che l’adozione di un sistema organizzativo hub-and-spoke possa contribuire al miglioramento della qualità di vita del paziente, riducendo la necessità di effettuare spostamenti per accedere a una visita specialistica. In tale configurazione, infatti, l’infrastruttura potrebbe essere implementata prevedendo che il punto spoke coincida direttamente con il domicilio del paziente, presso il quale l’operatore sanitario potrebbe recarsi per effettuare la visita e, attraverso la piattaforma, garantire il collegamento con lo specialista operante presso l’hub. Tale soluzione consentirebbe di avvicinare l’assistenza specialistica al luogo di vita del paziente, riducendo gli oneri logistici e gli spostamenti necessari per l’accesso alle prestazioni sanitarie.
Evidenze e casi applicativi
Poiché la telemedicina è stata oggetto di studio in un’ampia gamma di settori medici e in diverse parti del mondo, cosa ne pensa la comunità scientifica e quali sono i suoi impatti?
Una sintesi di 81 revisioni sistematiche ha individuato la base di evidenze più solida nelle malattie cardiovascolari, nel diabete e nel cancro, dove la telemedicina migliora gli esiti clinici, l’esperienza dei pazienti e il rapporto costo-efficacia in tutte le patologie [18]. Tra gli anziani, la ricerca mostra miglioramenti sia negli esiti clinici sia in quelli riferiti dai pazienti stessi [19], mentre gli studi sulla broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) indicano una riduzione delle riacutizzazioni respiratorie, dei ricoveri ospedalieri e dei giorni di degenza, nonché un miglioramento dell’attività fisica e della qualità della vita dei pazienti [20].
In una revisione combinata su pazienti affetti da insufficienza cardiaca e BPCO, è emerso che il telemonitoraggio riduce efficacemente le riammissioni ospedaliere in entrambi i gruppi [21]; per quanto riguarda l’ipertensione e il diabete di tipo 2, un’ampia metanalisi di 54 studi randomizzati controllati ha registrato miglioramenti misurabili sia nel controllo della pressione arteriosa sia in quello della glicemia a sei mesi [22].
L’insufficienza cardiaca è stata oggetto di particolare attenzione e si è dimostrato che il telemonitoraggio riduce sia la mortalità sia le riammissioni ospedaliere, consentendo in gran parte il rilevamento precoce del deterioramento clinico del paziente [23]. Tale risultato è stato confermato dallo studio TIM-HF2, uno studio randomizzato controllato che ha coinvolto oltre 1.500 pazienti in Germania, il quale ha rilevato che la gestione strutturata a distanza dei pazienti ha ridotto i ricoveri cardiovascolari non programmati e la mortalità per tutte le cause [24]; un’analisi di follow-up del 2025 ha inoltre dimostrato che il beneficio era maggiore tra i pazienti che vivevano più lontano dal proprio cardiologo [25]. In Trentino, in Italia, uno studio ha seguito 211 pazienti con insufficienza cardiaca prima e dopo l’introduzione del telemonitoraggio, rilevando una significativa riduzione sia dei ricoveri ospedalieri sia delle visite ambulatoriali [26].
Nel settembre 2024 abbiamo implementato una configurazione completa di Optip, realizzata per i pazienti affetti da insufficienza cardiaca, in cinque comuni del Salento, a supporto del servizio ADI locale e degli ambulatori di cardiologia [27]. La fornitura era così composta:
- cinque unità Smartglass;
- cinque unità Connect;
- cinque dispositivi VScan;
- e cinque iPad.
I dati relativi alle chiamate effettuate tramite la piattaforma dimostrano che Optip supporta il processo decisionale clinico in senso proprio. Si tratta del tipo di gestione iterativa e continua di cui hanno bisogno i pazienti affetti da insufficienza cardiaca, senza che debbano recarsi presso una struttura centrale.
Un altro progetto simile è attivo anche nell’ambito oncologico. TeleCoro, il servizio di telemedicina dell’Istituto Tumori “Giovanni Paolo II” di Bari, finanziato con risorse del PNRR e realizzato in convenzione con l’ASL Bari, collega l’Istituto, che funge da hub, a undici postazioni territoriali dislocate nei comuni della provincia, che fungono da spoke. Predict ha contribuito alla fornitura del progetto, equipaggiando ogni postazione spoke con una sonda ecografica VScan Air, un tablet e uno Connect, che consentono di condividere in tempo reale con lo specialista presso l’hub sia il flusso audio-video sia le immagini ecografiche [28].
Le evidenze scientifiche presentate finora, insieme alle due implementazioni reali in cardiologia e oncologia in Puglia, puntano nella medesima direzione, cioè il monitoraggio e la consulenza a distanza possono cambiare significativamente la presa in carico e la gestione delle patologie croniche e complesse, senza che i pazienti debbano recarsi oltre un centro vicino a casa ogni volta che hanno bisogno di assistenza, di cura e di monitoraggio.
Abbiamo appena iniziato a scoprire ciò che la telemedicina può offrire. Considerata l’entità degli investimenti che l’Unione Europea e il governo italiano hanno destinato a questo settore, nei prossimi anni sono previsti ulteriori sviluppi in Italia e in Europa, segno che questa tecnologia è ancora in fase di sviluppo e presenta un grande potenziale.
Considerazioni finali
Il quadro è chiaro. L’Italia affronta pressioni demografiche e strutturali destinate ad aggravarsi nei prossimi decenni proprio perché vi è una popolazione che invecchia rapidamente, un carico crescente di patologie croniche, una carenza di personale sanitario che colpisce con particolare severità le regioni già più fragili e un sistema ancora largamente organizzato intorno all’ospedale piuttosto che al territorio.
La letteratura scientifica, sia internazionale sia italiana, converge sulla necessità di modificare strutturalmente la modalità di presa in carico con il telemonitoraggio, che riduce i ricoveri, la mortalità e i tempi di intervento in contesti clinici reali, non solo in condizioni sperimentali. Il caso applicativo condotto su cinque distretti del Salento offre una conferma pratica e un’applicazione concreta.
Concentrando competenze specialistiche laddove sono più efficienti e rendendole accessibili nelle aree periferiche tramite la connessione anziché la vicinanza fisica, il modello hub-and-spoke risponde direttamente a queste sfide. La Piattaforma Nazionale di Telemedicina segna un passo importante in questa direzione, ma la sua adozione disomogenea sul territorio dimostra che l’infrastruttura da sola non basta e che servono soluzioni strutturate, conformi alla normativa sulla protezione dei dati e integrate nei flussi di lavoro clinici quotidiani.
Gli investimenti già stanziati dall’UE e dal governo italiano suggeriscono un’ulteriore accelerazione della transizione nei prossimi anni con espansione delle infrastrutture regionali, maggiore integrazione tra piattaforme dedicate e sistemi sanitari esistenti e un consolidamento progressivo delle evidenze cliniche a supporto del telemonitoraggio per un numero crescente di patologie croniche.
Le organizzazioni sanitarie capaci di colmare per prime il divario tra la tecnologia disponibile e il suo utilizzo quotidiano saranno le meglio posizionate per rispondere alle esigenze di una popolazione che non può più aspettare.
Fonti
[1] United Nations Department of Economic and Social Affairs, Population Division (2024). World Population Prospects 2024: Summary of Results (UN DESA/POP/2024/TR/NO. 9).
[2] United Nations Population Division (2002). World population ageing 1950-2050. ISBN: 92-1-051092-5. Retrieved from https://unesdoc.unesco.org/ark:/48223/pf0000125754.
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